MODUS CL / MODUS HT
Binova 2004

Un progetto cucina
che ricerca il vero rapporto
tra design e architettura d’interni

design Paolo Nava + Fabio Casiraghi

Modus è il risultato di un percorso inusuale per noi, normalmente partiamo dai bisogni, dalle relazioni e dai materiali, mentre questa volta siamo partiti da un’indagine sulle “tendenze” dei primi anni 2000, adottando quindi un approccio concettuale e formale al contempo, con l’intento di verificare se da questa analisi potesse nascere un progetto che rimettesse in discussione il sistema complessivo “dell’ambiente cucina”.

In quegli anni, le principali aziende produttrici proponevano un “progetto cucina” fatto di proposte tutte allineate in una nicchia di mercato costituita da chi sente “il bisogno di un prodotto che rappresenti lo status a cui ambisce”, generando un mono prodotto, stereotipo di un lusso consumato ed impersonale.

Le stesse aziende si ispiravano al lavoro dell’architetto d’interni, cercando di trasformare un progetto esclusivo, nato per un singolo cliente, in un’impropria realizzazione industriale, come se si potesse fare prêt à porter con l’approccio con cui si pensa all’alta moda.

Abbiamo raccolto la sfida confrontandoci con un linguaggio stilistico, con l’intento però di ricercare un vero rapporto con l’architettura d’interni

La nostra ispirazione è stata il mondo del teatro,
il palcoscenico dove si alternano i personaggi della mise en scène comparendo e scomparendo “dietro le quinte”…

Ecco quindi l’uso delle quinte a trasformare l’architettura della cucina e della casa, architettonico elemento in grado di mutare la prospettiva dello spazio, centrando la “rappresentazione domestica”, sia essa il rito del cucinare, come il bisogno di ambire ad uno status sociale, sui piani di lavoro portatori di fuoco e acqua, interpreti principali del palcoscenico.

MODUS CL (classic) / MODUS HT (high tech), due corpi e un’anima, due mood materici per raccontare due forti personalità

Ai materiali abbiamo delegato il compito di mantenere il rapporto con gli ideali di ricchezza, la matericità e la carica espressiva del legno, come della pietra e dell’acciaio, celando i tecnicismi in favore dell’ambiente.
Quindi un percorso progressivo, quasi propedeutico, ad insegnare agli occhi a leggere il “mutare del mobile in architettura”